La Voce

Spettacolo finalista Premio Tuttoteatro Dante Cappelletti alle arti sceniche 2020

drammaturgia e regia Carola Minincleri Colussi
con Anna Novello e Brixhilda Shqalsi
produzione Mappa del cuore 2024 
liberamente ispirato a “Oltre. Scoprirsi fragili: confessioni sul (mio) disturbo alimentare
di Sandra Zodiaco, ed. Alba Edizioni
Produzione: Palinodie ETS

Arriva sempre un momento in cui non possiamo fare a meno di rischiare.

José Saramago


La sentiamo, la voce del cuore? Riconosciamo la sua chiamata, o vocazione?
Come si manifestano i bisogni inascoltati, i valori traditi, i desideri taciuti? 
Retaggi, credenze, divieti, abitudini, ci costringono a divenire sordi alla nostra voce interiore, educati come siamo ad autoprivarci della libertà di esprimere noi stessi e le nostre qualità più autentiche.
Ma possiamo davvero seppellire le nostre verità sotto cumuli di maschere?
Quanto ci costa questa manipolazione? E quanto costerebbe invece rischiare di ascoltare davvero, e di dare voce alla nostra vera voce?

L’autrice ha chiesto a due giovani attori e due giovani attrici di scoprire attraverso il corpo la loro personale risposta a queste domande, mettendo in scena un medesimo copione, al maschile e al femminile, in cui i personaggi, dopo inutili tentativi di omologazione, si ritrovano testimoni di fronte a loro stessi, costretti a fare i conti con desideri e privazioni, e ad attraversare situazioni differenti, emerse nella drammaturgia grazie a una ricerca sui Disturbi del Comportamento Alimentare – DCA.

Ed ecco affiorare, nel primo di due anni di ricerca, nuove consapevolezze: identità omologate o idealizzate, la relazione tra tirannia e libertà, il disagio con il proprio aspetto fisico, l’incomunicabilità mente-corpo, in una dialettica sadomasochistica che incastra in una lotta feroce dove si diviene vittime e carnefici di sé stessi. Nella seconda fase di lavoro si fa strada la coscienza dell’umana fragilità espressa da una voce più autentica, il battito del loro cuore, la voce che viene prima di ogni distorsione, suono primordiale potente come un canto di speranza e di riconciliazione.

Note di regia e poetica nel mondo della performance

La performance è completamente muta, poiché non c’è modo migliore di sottolineare l’importanza di qualcosa, che togliendolo dalla scena. 
L’intuizione, nata dal confronto con persone che hanno sofferto di un disturbo alimentare, è stata di delegare unicamente al corpo la potenza espressiva delle nostre “voci interiori”, proprio come accade – spesso – nelle esperienze di anoressia, bulimia, b.e.d./binge eating disorder e altri DCA.

Come in un happening, performer e pubblico vivono un’esperienza condivisa e la scena, con il suo silenzio verbale e i suoi suoni puramente organici, apre alla possibilità di una funzione proiettiva della vita di tutti presenti e delle loro identità (apparentemente) silenziate.
La ricerca è stata realizzata in due versioni, al maschile (con due attori) e al femminile (con due attrici, lo spettacolo poi definitivamente prodotto) con il medesimo copione. La particolarità della doppia versione era stata ispirata da un lato dalla situazione di oggettiva ascesa dei disturbi alimentari (disturbi dell’identità e della comunicazione) tra le persone di ambo i sessi, su cui il progetto più ampio si proponeva un effetto di sensibilizzazione, e dall’altro dalla ricerca attorno al concetto di androginia che è da sempre campo d’indagine privilegiato per la regista Carola Minincleri Colussi. 

I protagonisti, che all’inizio della ricerca avevano tra i 19 e i 28 anni, incarnavano una sincera ricerca della loro identità, sulla scena e nella vita, valorizzando la drammaturgia con corpi privi di malizia attorale, e una gestualità al contempo sporca e totalmente vera. La ricerca ha avuto una durata di due anni.
Il percorso proposto ai performer li ha coinvolti intorno alla ricerca del proprio potenziale e delle paure inespresse, fino al disvelamento dell’emozione pura di un primo contatto autentico, e all’incontro con lo sguardo del pubblico.

Dopo una tournée triennale, durante la quale questa originale opera muta, dove la potenza espressiva è completamente delegata al corpo e alla relazione tra le performer sulla scena, ha saputo stupire ed emozionare oltre cinquemila spettatori, La Voce ha debuttato il 15 marzo scorso alla Fondazione Il Lazzaretto di Milano con una nuova formazione composta dalle attrici Anna Novello Brixhilda Shqalsi.


Estratto recensioni “La Voce”

È un lavoro sulla fame d’amore, una fame d’amore disperata. Mostra che nasciamo come creature della nostra stessa paura, e del nostro stesso desiderio. Interpreti eccezionali, che danno l’anima, oltre che il corpo, e una regia raffinatissima, beckettiana, l’ossessione per l’oggetto, l’oggetto che diventa simbolo, e poetica: come nella poesia, ci sono simboli che rimandano continuamente ad altro, che danzano nei loro suoni. “La Voce” parla proprio perché non parla, è infinito proprio perché non dice. Per questo colpisce. 
Roberto Lamantea, critico teatrale

La voce è assieme teatro, danza e training psichico; ricorda il Tanztheater di Pina Bausch e la tragedia greca: un’esperienza basilare per il pubblico, da compiere con umiltà, fino a chiedersi: «Ma com’era quella voce, prima di distorcersi in comando d’odio verso sé e verso la vita? Quali bisogni trascuriamo, quali sogni non leggiamo?».
Francesca Brandes, giornalista Enordest

Dall’arte povera di Michelangelo Pistoletto ai disegni di Matt Groening, dall’arte preistorica a quella egizia, La Voce è un susseguirsi di immagini evocative per far emergere l’amore.
Isotta Esposito, giornalista Viaggiarte

Magistrale bravura della regia e degli attori: questo spettacolo è un’operazione sociale che ha un valore inestimabile.
Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicanalista esperto di DCA, coautore con Francesca Fialdini della docuserie “Fame d’amore” (RAI) e autore de “Il peso dell’amore” (ed. BUR Rizzoli)

Un capolavoro del linguaggio del corpo.
Gianmarco Busetto, poeta, attore e regista

Uno spettacolo che rende magnificamente il senso e il dolore di una ferita profondissima.
Maria Francesca Di Raimondo, assessora alla cultura

Per info e richieste: [email protected], [email protected]

La Voce - Foto di Silvia Gottardi
La Voce - Foto di Silvia Gottardi
La Voce - Foto di Silvia Gottardi
La Voce. Foto di Silvia Gottardi

Foto di scena di Silvia Gottardi

La Voce. Lo spettacolo.

Performance “La Voce”.
Possiamo davvero seppellire le nostre verità sotto cumuli di maschere?
Quanto ci costa questa manipolazione?
E quanto costerebbe invece
rischiare di ascoltare davvero, e di dare voce alla nostra vera voce?

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